[ SA DI SPIRITO DI ADOLESCENTE ]

Vi è un solo potere al quale io possa mostrare obbedienza: la decisione della mia intelligenza, il comando della mia coscienza.

La rivoluzione nascerà dalla chiusura di megaupload.

Gli Shandon mi hanno infilata in un tunnel senza uscita, quello dei ricordi. Il giorno dopo sono salita in piedi sul letto e ho iniziato a ravanare nella confusione della seconda mensola, opportunatamente nascosta da poster imbarazzanti (l'angolo dedicato a Kurt Cobain non è ancora stato smantellato). La mia seconda mensola è un mondo da scoprire. Cd masterizzati di videogiochi della disney che giravano solo su windows 98 o forse forse la versione dopo e cd masterizzati fatti di mp3 rigorosamente scaricati da Napster. Il collegamento a Napster mi fa un po' sorridere di questi tempi a causa della mobilitazione popolare per la chiusura di Megaupload. Anche quando dissero che avrebbero chiuso Napster per un paio di mesi ci fu una specie di piccola rivolta popolare contro le mayor che remavano contro la libera condivisione di musica beffando il copyright. Io sono per il copyleft e la condivisione dei saperi, se non si fosse capito. Sarà per questo che uso il mio adorato Ubuntu 11.10 con Gnome3. La vicenda di Megaupload mi fa sorridere, intenerita dalla rabbia espressa da alcuni contatti di facebook, coronata da condivisioni di immagini di protesta accuratamente disegnate con paint contro la censura, quei cattivoni americani e salcazzo.Toglietemi tutto, ma non il mio telefilm sottotitolato. Toglietemi la libertà, cancellatemi Wikileaks, incastrate Assange, toglietemi la vita, il cervello, la conoscenza, l'informazione ma non toccatemi Gossip Girl, Sex & The City e Glee, sennò imbraccio il fucile, nasce la rivoluzione, scendo in piazza, distruggo faccio disfo e blablabla. Nel 2012 la rivoluzione nascerà dalla chiusura di megaupload, statene certi. Gente sopita nel sonno della lobotomia che si risveglia, pigra e lenta come un bradipo che sale su un albero, solamente quando tocchi gli interessi personali e strettamente privati. La cosa che più mi sconvolge e fa incazzare e che questi interessi sono nati da bisogni indotti, da non-necessità e sono essi stessi indotti e non-necessità. La libertà è vita, un telefilm è un accessorio. É nato per divertire, appassionare, far sognare, far piangere, ridere, scherzare ed emozionare ma è solamente un prodotto dell'industria culturale, un prodotto che una volta finita la serie non ci ricorderemo più. Passa il tempo, tramonta l'interesse. Quando è terminato Lost se ne parlò per un paio di mesi, poi cadde nell'oblio come molte altre serie televisive, per quanto fossero fatte bene, fossero seguite e amate dal pubblico internazionale. Anche io ogni tanto seguo qualche telefilm e ho approfittato di megaupload ma non mi sento così disperata per la chiusura del sito. Ne esistono altri, Anonymous è forte (e confido in lei) e le possibilità sono tante. Be quiet. Un respiro e passa tutto.
Mi sarebbe piaciuto vedere lo stesso morboso interesse per fatti molto più importanti di un telefilm che non si può più vedere (stolti, uscite dal seminato, imparate a usare internet!). Non dico per le rivolte arabe, per il regime di Assad, per la guerra in Libia e per tutti gli altri conflitti voluti, istigati e finanziati dai fu colonizzatori dei paesi definiti del sud del mondo o del terzo mondo. Non pretendo interesse per la politica internazionale da persone che non sanno neanche dove hanno combattuto (mi riferisco agli americani che non sanno spiegarvi dove sono Vietnam, Iraq o Iran). Restiamo sullo stesso argomento: il mondo wiki. Lo sdegno per il tentativo di incastrare Assange, personaggio molto pericoloso, portavoce e volto di Wikileaks è stato nullo, tranne qualche vocina flebile fuori dal coro. Lo sdegno per la chiusura di Wikileaks, ventilata e mai attuata, è stato altrettanto insulso. Qualche settimanale italiano ha fatto fortuna grazie alla pubblicazione di alcuni documenti (L'Espresso, al quale sono abbonata) tenuti segreti fino a quel momento, qualcuno ha gioito, ma la militanza da tastiera e da facebook ha permesso alla passione per il mondo wiki di scemare nel giro di un mesetto. Intanto Assange è stato incastrato, liberato su cauzione, estradato grazie ad un'accusa di stupro poco chiara, stranamente coincidente con la pubblicazione dei documenti e piena di contraddizioni, dubbi e rivelazioni. La risposta: il nulla. Così come il nulla ha condito le vicessitudini della mela marcia, la pomme pourrie, la signora apple. Apple censurò una app che permetteva la consultazione e diffusione di documenti pubblicati da Wikileaks. La censurò, lei fautrice di libertà, alternativa alla capitalista Microsoft, diversa, bella, moderna, accattivante. La censurò, così come censurano i governi dittatoriali di qualsiasi ispirazione politica e ideologica, così come censurano i mezzi di informazione delle dittature nel mondo o delle dittature soft. Non solo la signora melamarcia decise di eliminare l'applicazione ma la cancellò da tutti i telefoni e dispositivi vari che l'avevano già installata, acquistandola negli i-stores. Eliminare un programma che tu hai installato, dopo averlo pagato, sul tuo dispositivo personale. Indignatevi, cazzo.

Questi sono esempi di ali tarpate, cancellate, spiumate, distrutte, atrofizzate, divorate, calpestate. Non i vostri telefilm di merda che, comunque, potete vedervi in streaming e scaricare da un mucchio di altri siti.

Shandon: non ci si crede.

Tra poco si parte, direzione live, concerto degli Shandon. O mio dio mi sembra di essere tornata a dieci anni fa circa, il mio loro unico concerto. Fremo. Mi vengono in mente i ricordi di dieci, nove, otto anni fa, i sorrisi, il disinteresse per tutto, i pomeriggi (e le mattine) sbracati, la sete la voglia e l'odore di libertà, gli abbracci, le cannette, le birrette, le puma suede di colori improbabili con le stringe coloratissime, le magliette dei gruppi, i dreddini biondi in mezzo a capelli tinti di nero, gli orecchini, i piercing di nascosto, la divisione tra i tofoni e i gabber, i ronciosi e i fighetti, la decisione di stare da un parte invece che dall'altra, i primi concerti, le prime limonate, le prime sbronze. Noi non vestiamo tutti uguali, no no no. Noi siamo contro, noi siamo alternativi. E poi eravamo proprio tutti uguali ma così incredibilmente belli, innocenti, genuini. Ci si sentiva già grandi e non si era nessuno, giudicati bambini ma vogliosi di essere adulti, di avere il maranzello e poi subito la patente per andare in giro, dimenticandosi la bellezza di prendere bus, treni e biciclette per gironzolare a vuoto. Shandon, sette anni dopo il loro scioglimento: ritorniamo ragazzetti per una sera, dai. 

Il ritorno, quello serio.

Arranco.
Barcollo.
Cresco.
Dono.
Esagero.
Fremo.
Godo.
Inspiro.
Lotto.
Manco.
Nego.
Ottengo.
Piango.
Quantifico.
Rischio.
Sottometto.
Trascino.
Unisco.
Vinco.
Zittisco.

Questo ho fatto e faccio in questo mese di assenza da questo spazio. Azioni sofferte, indecise, insicure. Verbi senza riflessione, nella forma attiva, la forma pura, dell'estasi verbale che alle volte vorrei rendere riflessivi per potermici specchiare. Mi zittisco, mi vinco, mi unisco, mi trascino, mi sottomesso, mi (ar)rischio, mi quantifico, mi (rim)piango, mi (ri)ottengo, mi nego, mi manco, mi lotto, mi inspiro, mi godo (mai?), mi fremo, mi esagero, mi dono (immolo?), mi cresco, mi barcollo, mi arranco. Sferzo il mio pensiero continuamente, in preda alle preoccupazioni che una vita che non mi soddisfa appieno mi riserva e alle volte sento il vuoto sotto i miei piedi, la sensazioni che mi manchi qualcosa, il respiro, un sogno, una certezza, qualcosa insomma. Eppure so che intorno a me non c'è il vuoto ma un insieme di persone e pensieri sempre reali e sempre attuali, che rendono le mie giornate un poco migliori, che mi fanno uscire dalla noia della solitudine da tesista sempre di corsa e mi fanno svagare nelle nostre gite costruttive in giro per l'Italia. Prima Pavia, una decina di persone in gita verso le scuderie e la mostra sul Moulin Rouge, con il sublime e orrido Lautrec che mi ha fatto sognare e pensare. Venerdì scorso Torino, scoprendo una città che m'aspettavo lugubre, sporca, unta della sofferenza degli operai terroni e migranti e torinesi e milanesi e liguri, sporca del carbone che ricopriva Londra durante la rivoluzione industriale, sudicia, brutta. Ho scoperto una città bella, viva, con un lungo fiume da perdere il fiato e una vitalità rara da trovare nelle città industriali, soffocate tra tangenziali, future tangenziali che divorano il -raro e meraviglioso- territorio agricolo, palazzoni, industrie e capannoni sempre più vuoti. Torino mi è piaciuta e ancora di più mi è piaciuto il motivo per il quale abbiamo deciso, sempre in una decina, di muovere direzione ovest: la mostra dedicata a Gianluca Lerici, il Professor Bad Trip. Una galleria nel quartiere arabo, dispersa tra parrucchieri, macellerie, kebap, mercerie dalle scritte bilingue, a due passi dal centro. Pareti bianche, luci puntate e gli schizzi acidi di Bad Trip. Mi è sempre piaciuto, visto dal vivo mi ha letteralmente affascinata. I colori, quei colori, quei contrasti, quei disegni così schizofrenici e ricchi di movimento, tratti rapidi e precisi, contorni ora spessi ora sottili. Una signora mostra, una signora giornata, una signora compagnia. E ora? Ora la tesi, la buonanotte e il ritorno ai soliti pensieri. Marcio verso il letto con la colonna sonora di Trainspotting nelle orecchie e la paura di sognare la stessa cosa che ho sognato ieri: io e Fra arrestati, condanna di 8 anni per resistenza a pubblico ufficiale, insulti agli sbirri, terrorismo ed eversione, io che mi alzo dal letto col naso distrutto e sanguinante, vomito, mia madre non capisce, gli sbirri entrano in casa e mi arrestano. E si che di cartoni non ne girano molti, in casa mia.

Si soffoca.

Lunedì mi tatuo di nuovo. Per la seconda volta sarà un tatuaggio a colori e per la terza volta avrà una dedica profonda alle sue spalle. Il volo della libertà dal peso di una vita che ci schiaccia, ci affanna e ci deprime. Alle volte capisco quel gesto. Viviamo schiacciati da un sacco di cose, persone, pensieri, paranoie, dubbi. Cosa fare, cosa studiare, cosa fare dopo aver finito gli studi, troverò un lavoro, non trovo lavoro, forse non lo cerco abbastanza, ma perchè non trovo lavoro, perchè non passo l'esame, perchè mi ha lasciato, perchè non mi ama. La vita è un'immensa sofferenza, un mettersi alla prova continuo, un subire perenne. Si subiscono giudizi, pensieri, frecciatine, si subiscono incontri forzati con persone che sarebbe buona cosa cancellare dalla propria vita. Ci si obbliga a intessere relazioni che in realtà non vogliamo avere, ci si obbliga a sorridere ridere scherzare dire che va bene perchè bisogna fare così. Ci si ostina a provare a cambiare sé stessi o gli altri senza risultati apparenti. Ci si sente soffocare, morire un po', si annaspa nell'acqua che ci circonda e che sale fino alla gola. E' il disagio, l'ennui de vivre, la voglia di smettere con tutto questo peso. Si soffoca.

Compleanni.

Oggi è il tuo compleanno. Sorrido perchè so che ora sei davvero felice. Dieci anni fa, nove anni fa, otto anni fa, sette anni fa, sei anni fa, cinque anni fa abbiamo festeggiato con le bigiate, le cannette, le bottiglie di birra & vino caldi da discount, le sdraiate in Parco delle Basiliche e i bianchin cul bianc nel bar dietro la scuola. Giro uno, giro due, giro tre. Ora? Il vuoto.


Tra due settimane ti tatuerò indelebile sulla mia pelle anche se nel mio corpo sei già entrato dieci anni fa. Prepotente, forte eppure così dolce.



Indelebile

ho tatuato il tuo volto ed il tuo nome sulle ossa.



La Quiete. Tutto Lasciato A Metà.

Mio diario inconcluso, è tempo di bruciare.

Posso sognare, perchè non sono niente.

Lasciami morto sul tappeto, fammi morire ad occhi aperti, senza aspettare che sia buio.

Liberami dalla mia attesa, respirerò lo stesso.

Ma vivo ancora fra le ombre.

Ho radici perse nella sabbia.

Confondo il pianto dei colori con i gemiti del vento.

 

 

Perchè, cazzo, voi siete poesia. 

24 y.o.

Ci si avvicina inesorabilmente al mezzo secolo di vita, i 25 anni. Anzi, da venerdì sono ufficialmente entrata nel mio venticinquesimo anno d’età: senza grandi festeggiamenti, senza grande stile ma con un sacco di pioggia. Io e Luca, uno dei miei più cari amici, più giovane di me di solo due giorni, siamo destinati ogni anno a festeggiare il compleanno insieme e a festeggiarlo sommersi da pioggia, vento, gelo e tempesta. Diolodato almeno sabato sera per un po’ ha smesso di piovere. In tre giorni ho collezionato, nell’ordine, cinque torte (ricotta e cioccolato, mele e amaretti, banana e fragola, ricotta e cioccolato parte 2 e pastiera), un sacco di pioggia, una visita al museo del 900 di Milano, gli auguri dei miei allievi e una supercena vegetariana. E che cena! Ristorantino veg-vegetariano in una cascina, a cinque minuti da casa mia, dove sono sempre andata per passare serate tranquille con le amiche (quando ne avevo) davanti ad un’ottima tisana accompagnata da biscotti e torte fatte in casa: un piccolo paradiso nel grigiore della nebbiosa Brianza. Mai mangiato così gustoso: sfatiamo il mito del vegetarismo insipido, poco fantasioso, insapore, cattivo, banale, noioso. Antipasto misto della casa: humus di ceci, carpaccio di monur, vellutata di zuzza, quiche di verdure, spezzata di farro e mais, quenelle di lenticchie rosse. Una delizia. Cicatelli con verze, grana e patate vs tortino di patate con crema di tofu: svenire. Innaffiare tutto con birra di buona qualità, acqua del sindaco rigorosamente gratis… un signor compleanno appena tornati dal lavoro e dal museo del Novecento, ovviamente a gratis. Next stop: una mattinata di full immersion in un posto che mi ispiri, ho da provare il nuovo 70-300…

Introduzione.

Ho scritto la parola “introduzione”. Il puntatore del mouse in posizione verticale lampeggia insistente 1,5 (unità di misura: interlinea) dopo: devo scrivere. Non posso parlare di blocco dello scrittore perché non ho neanche iniziato a scriverla, sta maledetta tesi, e negli ultimi giorni le poche cose che ho scritto sono state liste della spesa, appunti durante estenuanti collettivi e le definizioni dei cruciverba, mia grande passione. Ho letto un numero spropositato di libri, documenti, analizzato tabelle, dati del censo, incrociato risultati vecchi e nuovi, stampato fogli e fogli di leggi con relative modifiche e integrazioni, ristampato sui fogli in precedenza usati per non sprecare carta e… e ora devo scrivere. Dovrei produrre la rielaborazione di tutti questi dati introdotti nella mia testa nel giro di un nanosecondo e invece… e invece il vuoto assoluto. Il puntatore lampeggia, dodici lettere, un invio e il nulla. Sarà che la testa è assorbita dalle mille mail che mando, da curriculum, richieste, domande e di nuovo richieste, sarà che ho mal di testa, sarà che non ne ho proprio voglia.

E vi odio.

Il corpo e la corporeità non mi hanno mai affascinato particolarmente. Devo anzi ammettere che mi hanno sempre fatto un po’ schifo, con tutto quel sangue, la carne, le vene, le arterie, l’adipe… non sarei mai portata per svolger professioni sanitarie, sebbene più remunerate di tutto ciò che ho trovato sotto la definizione di “lavoro”. Ovvero collaborazioni a partita iva, stage rimborsati con 3,10€ di ticket restaurant al giorno, stage senza neanche quello come rimborso, tirocini formativi sommersi dalle fotocopie… poi la gente non deve essere incazzata. Poi noi dovremmo starcene buoni buoni a farci sfruttare chinando la testa, dicendo sempre si senza mai avere non dico la voglia ma il coraggio di fare valere i nostri diritti. Tirocini e stage non pagati, senza alcuna certezza di assunzione, fatti per formarti a fare quello che qualcuno prima di te faceva da pagato: tu non lo sarai, mai. La scusa usata è che “le aziende\imprese\ditte ti offrono una formazione completamente gratuita, loro ci perdono, perdono tempo\risorse\soldi (?) nella tua formazione e tu dovresti ringraziarli perché ti permettono di fare un simile percorso blablablabla”. Scusa? Probabilmente dovrebbero ringraziarci loro perché abbiamo deciso senza se e senza ma di farci spremere, sfruttare, schiacciare, violentare nella nostra dignità di diplomati, laureati, licenziati. E io dopo una laurea triennale in perfetto tempo, una laurea magistrale in conclusione, due stage in paesi o associazioni stranieri usando sempre e solo lingue diverse dall’italiano, anni di insegnamento di informatica, di ripetizioni, di assistente alla vendita in libreria (è altisonante nel curriculum, suona meglio che “commessa”) mi trovo con proposte di stage non pagato. I lavori richiedono tutti anni di esperienza, i padroni dicono che l’esperienza si fa tramite gli stage e i tirocini, i selezionatori del reparto risorse umane cancellano impietosi anni di stage fedelmente riportati sul curriculum dicendo che non fanno testo. E quindi? Quindi siete tutti un po’ delle merde. E vi odio.

Uprising nation.

Mai testo fu più pertinente.

   

Yes! it's right feel indignation
Stand and be heard - uprising nation
Seize control from the undeserving
Let's make our move - uprising nation

All of the elite and the biggest money
Use fear to make us strangers in our country
Media is locked by the deepest pockets
These immoral plots have got to be got to be got to be
Stopped

Foolish thoughts of rapture in the government
Shouldn't be supported or even entertained
Foolish thoughts of rapture can only create
An imminent disaster that we all have to face

It's disappointing to see another war
Like we didn't lear from all our mistakes before
It's disappointing - the gullible mob
This is not a land of revolution anymore

Dead to tyrants dead to tyrants send them straight to hell

Yes! it's right feel indignation
Stand and be heard - uprising nation
Seize control from the undeserving
Let's make our move - uprising nation
Yes it's right yes it's right
All this frustration
Stand and be heard - uprising nation
Don't be blind don't be blind
Don't defend their selfish lies
Rise up rise up uprising nation
Rise up