martedì, 21 febbraio 12 18:46
Se ami qualcuno lascialo libero. Se torna da te, sarà per sempre tuo, altrimenti non lo è mai stato.
Mai come ora è necessario leggerlo e rileggerlo, leggerlo e rileggerlo. Temo di non essere mai uscita dall'adolescenza.
venerdì, 17 febbraio 12 15:18
Vivo nauseata, perennemente. Il mio malessere ha un nome ben definito e incredibilmente temuto: TESI. Ho iniziato a sbattermi nel lontano ottobre 2010, ricevendo un bel “no grazie” quando ho avanzato la proposta di tesi al prof con l'idea di fare la tesi all'estero. Ho continuato a elaborare, insistere, cercare, volere, provare, tentare fino a che non ho strappato un si poco convinto. E allora letture, documenti, pdf conditi da una maree di bestemmie contro i siti internet che per accedere per solo 24h chiedono 25, 30 dollari di spesa, indipendentemente da chi tu sia. Certo, lo farò. Programmini e crack per scaricare i libri da google books (ohssi!), mani nei capelli, il primo giorno di scrittura coincide con l'1 novembre e ora siamo al 17 febbraio e ne ho le palle piene. Sono nauseata dai migranti e dall'Irlanda, dallo sfruttamento e dalla burocrazia, da questo e da quell'altro, dalle reti migratorie e dalla migrazione di genere. Sono nauseata. Ho il rigetto per quello che sto facendo, che mi fa letteralmente schifo perchè è troppo, è lungo, è tanto. Quarantaquattro pagine di primo capitolo, ottanta di secondo e ora con il terzo siamo almeno a quarantacinque, e sono solo al primo paragrafo. Odio la mia tesi, ogni volta che devo accendere il pc e farla sento lo stomaco sobbalzare e torcersi e urlare di no, non farlo, leggi, leggi, hai un sacco di libri arretrati da leggere. Odio la mia tesi. Odio la mia tesi. Odio la mia tesi.
lunedì, 13 febbraio 12 21:36
La vita è fatta di negoziazioni e mediazioni continue, di vittorie e sconfitte, di piccole rivincite che fanno sogghignare e di “te l'avevo detto ma tu hai fatto quel cazzo che hai voluto lo stesso”. Quest'ultima è la mia frase preferita, detta con aria saccente e tono gongolante, soprattutto dopo mesi di temporeggiamento. Ho vinto e allo stesso tempo ho perso. Accetto la sconfitta? Mai. E' solo l'inizio, solo l'inizio di un lungo percorso che renderò sempre più aspro e tortuoso per chi ha deciso di intraprenderlo. Non ho alcuna intenzione di mollare il colpo nè di lasciare la presa nè di cedere, come ovvio. Perchè io non lascio tutto a metà.
Mio diario inconcluso, è tempo di bruciare. Posso sognare, perchè non sono niente. Lasciami morto sul tappeto, fammi morire ad occhi aperti, senza aspettare che sia buio. Liberami dalla mia attesa, respirerò lo stesso. Ma vivo ancora fra le ombre. Ho radici perse nella sabbia. Confondo il pianto dei colori con i gemiti del vento.
La Quiete. Tutto lasciato a metà.
sabato, 11 febbraio 12 11:53
Ogni scelta ha decisamente le proprie conseguenze, positive, negative oppure neutre: è un dato di fatto. Languo nella stanchezza della giustificazione perenne e continua di atteggiamenti per i quali, un tempo, avrei già ucciso. In realtà ho la bruttissima abitudine di parlare troppo e concludere poco, per lo meno nelle relazioni interpersonali. Se a voce – e dentro di me – vorrei veramente, in certi momenti, chiudere qualsiasi porta e non aprirla mai più perchè ferita profondamente, nelle azioni mi dimostro una vera e propria mollacchiona. Ma ora basta. Ogni bicchiere ha un suo limite di capienza, così come hanno un certo limite le mie palle gonfie all'inverosimile. Chiudere porte alle proprie spalle per aprirne altre davanti a se: è un'azione strettamente necessaria. Adios, amigos. Notizia buona della settimana: forse me ne vado, mi trasferisco, abbandono il suolo italico per un'avventura che si giocherà in due (in tre?). L'inizio non dipende da me, così come non dipende da me la possibilità effettiva di andare ma il ragionamento logico è molto semplice: essere disoccupati qui (possibilità che è quasi una certezza) o essere disoccupati in un paese estero? La seconda, decisamente. Fare fruttare in un paese estero la conoscenza dell'italiano è il prossimo passo per l'abbandono di questa città orrenda persa tra palazzoni, ciminiere e capannoni abbandonati a sé stessi. Fra vuole fare l'erasmus, la possibilità che finisca in Spagna sono alte, non tanto per la leggendaria movida fatta di bottellon, sbronze epiche, notti fuori e litri di sangria, quanto per i costi relativamente contenuti di affitti e vita generale. Se una camera doppia in appartamento costa 400€ in due con le spese incluse, non si riesce a capire perchè qui con 400€ rischi di trovare un letto singolo in camera doppia o magari ancora peggio. Tra affitti e cibo, tra mezzi di trasporto e biciclette da inculare, settembre potrebbe essere l'inizio di una nuova vita. Il condizionale è d'obbligo, si parla solamente di ipotesi e di idee, che potrebbero smontarsi nel momento in cui: trovo lavoro, mi lascio, trovo di meglio da fare, scopro che il paese scelto per l'erasmus fa schifo. Intanto mi rimbocco le maniche, ripasso un po' lo spagnolo che non si sa mai, riprendo in mano i libri di grammatica e di lettura e mi concentro sulla tesi – circa. Dalla presa bene si è passati alla noia mortale, per poi terminare nel “ma che cazzo sto scrivendo?” seguito dal “come cazzo vado avanti”. Non sono adatta né a tirare le somme né a scrivere belle conclusioni. Sarà che preferisco quelle brutte e incredibilmente cruente.
martedì, 24 gennaio 12 12:18
Gli Shandon mi hanno infilata in un tunnel senza uscita, quello dei ricordi. Il giorno dopo sono salita in piedi sul letto e ho iniziato a ravanare nella confusione della seconda mensola, opportunatamente nascosta da poster imbarazzanti (l'angolo dedicato a Kurt Cobain non è ancora stato smantellato). La mia seconda mensola è un mondo da scoprire. Cd masterizzati di videogiochi della disney che giravano solo su windows 98 o forse forse la versione dopo e cd masterizzati fatti di mp3 rigorosamente scaricati da Napster. Il collegamento a Napster mi fa un po' sorridere di questi tempi a causa della mobilitazione popolare per la chiusura di Megaupload. Anche quando dissero che avrebbero chiuso Napster per un paio di mesi ci fu una specie di piccola rivolta popolare contro le mayor che remavano contro la libera condivisione di musica beffando il copyright. Io sono per il copyleft e la condivisione dei saperi, se non si fosse capito. Sarà per questo che uso il mio adorato Ubuntu 11.10 con Gnome3. La vicenda di Megaupload mi fa sorridere, intenerita dalla rabbia espressa da alcuni contatti di facebook, coronata da condivisioni di immagini di protesta accuratamente disegnate con paint contro la censura, quei cattivoni americani e salcazzo.Toglietemi tutto, ma non il mio telefilm sottotitolato. Toglietemi la libertà, cancellatemi Wikileaks, incastrate Assange, toglietemi la vita, il cervello, la conoscenza, l'informazione ma non toccatemi Gossip Girl, Sex & The City e Glee, sennò imbraccio il fucile, nasce la rivoluzione, scendo in piazza, distruggo faccio disfo e blablabla. Nel 2012 la rivoluzione nascerà dalla chiusura di megaupload, statene certi. Gente sopita nel sonno della lobotomia che si risveglia, pigra e lenta come un bradipo che sale su un albero, solamente quando tocchi gli interessi personali e strettamente privati. La cosa che più mi sconvolge e fa incazzare e che questi interessi sono nati da bisogni indotti, da non-necessità e sono essi stessi indotti e non-necessità. La libertà è vita, un telefilm è un accessorio. É nato per divertire, appassionare, far sognare, far piangere, ridere, scherzare ed emozionare ma è solamente un prodotto dell'industria culturale, un prodotto che una volta finita la serie non ci ricorderemo più. Passa il tempo, tramonta l'interesse. Quando è terminato Lost se ne parlò per un paio di mesi, poi cadde nell'oblio come molte altre serie televisive, per quanto fossero fatte bene, fossero seguite e amate dal pubblico internazionale. Anche io ogni tanto seguo qualche telefilm e ho approfittato di megaupload ma non mi sento così disperata per la chiusura del sito. Ne esistono altri, Anonymous è forte (e confido in lei) e le possibilità sono tante. Be quiet. Un respiro e passa tutto. Mi sarebbe piaciuto vedere lo stesso morboso interesse per fatti molto più importanti di un telefilm che non si può più vedere (stolti, uscite dal seminato, imparate a usare internet!). Non dico per le rivolte arabe, per il regime di Assad, per la guerra in Libia e per tutti gli altri conflitti voluti, istigati e finanziati dai fu colonizzatori dei paesi definiti del sud del mondo o del terzo mondo. Non pretendo interesse per la politica internazionale da persone che non sanno neanche dove hanno combattuto (mi riferisco agli americani che non sanno spiegarvi dove sono Vietnam, Iraq o Iran). Restiamo sullo stesso argomento: il mondo wiki. Lo sdegno per il tentativo di incastrare Assange, personaggio molto pericoloso, portavoce e volto di Wikileaks è stato nullo, tranne qualche vocina flebile fuori dal coro. Lo sdegno per la chiusura di Wikileaks, ventilata e mai attuata, è stato altrettanto insulso. Qualche settimanale italiano ha fatto fortuna grazie alla pubblicazione di alcuni documenti (L'Espresso, al quale sono abbonata) tenuti segreti fino a quel momento, qualcuno ha gioito, ma la militanza da tastiera e da facebook ha permesso alla passione per il mondo wiki di scemare nel giro di un mesetto. Intanto Assange è stato incastrato, liberato su cauzione, estradato grazie ad un'accusa di stupro poco chiara, stranamente coincidente con la pubblicazione dei documenti e piena di contraddizioni, dubbi e rivelazioni. La risposta: il nulla. Così come il nulla ha condito le vicessitudini della mela marcia, la pomme pourrie, la signora apple. Apple censurò una app che permetteva la consultazione e diffusione di documenti pubblicati da Wikileaks. La censurò, lei fautrice di libertà, alternativa alla capitalista Microsoft, diversa, bella, moderna, accattivante. La censurò, così come censurano i governi dittatoriali di qualsiasi ispirazione politica e ideologica, così come censurano i mezzi di informazione delle dittature nel mondo o delle dittature soft. Non solo la signora melamarcia decise di eliminare l'applicazione ma la cancellò da tutti i telefoni e dispositivi vari che l'avevano già installata, acquistandola negli i-stores. Eliminare un programma che tu hai installato, dopo averlo pagato, sul tuo dispositivo personale. Indignatevi, cazzo. Questi sono esempi di ali tarpate, cancellate, spiumate, distrutte, atrofizzate, divorate, calpestate. Non i vostri telefilm di merda che, comunque, potete vedervi in streaming e scaricare da un mucchio di altri siti.
venerdì, 13 gennaio 12 21:35
Tra poco si parte, direzione live, concerto degli Shandon. O mio dio mi sembra di essere tornata a dieci anni fa circa, il mio loro unico concerto. Fremo. Mi vengono in mente i ricordi di dieci, nove, otto anni fa, i sorrisi, il disinteresse per tutto, i pomeriggi (e le mattine) sbracati, la sete la voglia e l'odore di libertà, gli abbracci, le cannette, le birrette, le puma suede di colori improbabili con le stringe coloratissime, le magliette dei gruppi, i dreddini biondi in mezzo a capelli tinti di nero, gli orecchini, i piercing di nascosto, la divisione tra i tofoni e i gabber, i ronciosi e i fighetti, la decisione di stare da un parte invece che dall'altra, i primi concerti, le prime limonate, le prime sbronze. Noi non vestiamo tutti uguali, no no no. Noi siamo contro, noi siamo alternativi. E poi eravamo proprio tutti uguali ma così incredibilmente belli, innocenti, genuini. Ci si sentiva già grandi e non si era nessuno, giudicati bambini ma vogliosi di essere adulti, di avere il maranzello e poi subito la patente per andare in giro, dimenticandosi la bellezza di prendere bus, treni e biciclette per gironzolare a vuoto. Shandon, sette anni dopo il loro scioglimento: ritorniamo ragazzetti per una sera, dai.
lunedì, 09 gennaio 12 00:09
Arranco. Barcollo. Cresco. Dono. Esagero. Fremo. Godo. Inspiro. Lotto. Manco. Nego. Ottengo. Piango. Quantifico. Rischio. Sottometto. Trascino. Unisco. Vinco. Zittisco.
Questo ho fatto e faccio in questo mese di assenza da questo spazio. Azioni sofferte, indecise, insicure. Verbi senza riflessione, nella forma attiva, la forma pura, dell'estasi verbale che alle volte vorrei rendere riflessivi per potermici specchiare. Mi zittisco, mi vinco, mi unisco, mi trascino, mi sottomesso, mi (ar)rischio, mi quantifico, mi (rim)piango, mi (ri)ottengo, mi nego, mi manco, mi lotto, mi inspiro, mi godo (mai?), mi fremo, mi esagero, mi dono (immolo?), mi cresco, mi barcollo, mi arranco. Sferzo il mio pensiero continuamente, in preda alle preoccupazioni che una vita che non mi soddisfa appieno mi riserva e alle volte sento il vuoto sotto i miei piedi, la sensazioni che mi manchi qualcosa, il respiro, un sogno, una certezza, qualcosa insomma. Eppure so che intorno a me non c'è il vuoto ma un insieme di persone e pensieri sempre reali e sempre attuali, che rendono le mie giornate un poco migliori, che mi fanno uscire dalla noia della solitudine da tesista sempre di corsa e mi fanno svagare nelle nostre gite costruttive in giro per l'Italia. Prima Pavia, una decina di persone in gita verso le scuderie e la mostra sul Moulin Rouge, con il sublime e orrido Lautrec che mi ha fatto sognare e pensare. Venerdì scorso Torino, scoprendo una città che m'aspettavo lugubre, sporca, unta della sofferenza degli operai terroni e migranti e torinesi e milanesi e liguri, sporca del carbone che ricopriva Londra durante la rivoluzione industriale, sudicia, brutta. Ho scoperto una città bella, viva, con un lungo fiume da perdere il fiato e una vitalità rara da trovare nelle città industriali, soffocate tra tangenziali, future tangenziali che divorano il -raro e meraviglioso- territorio agricolo, palazzoni, industrie e capannoni sempre più vuoti. Torino mi è piaciuta e ancora di più mi è piaciuto il motivo per il quale abbiamo deciso, sempre in una decina, di muovere direzione ovest: la mostra dedicata a Gianluca Lerici, il Professor Bad Trip. Una galleria nel quartiere arabo, dispersa tra parrucchieri, macellerie, kebap, mercerie dalle scritte bilingue, a due passi dal centro. Pareti bianche, luci puntate e gli schizzi acidi di Bad Trip. Mi è sempre piaciuto, visto dal vivo mi ha letteralmente affascinata. I colori, quei colori, quei contrasti, quei disegni così schizofrenici e ricchi di movimento, tratti rapidi e precisi, contorni ora spessi ora sottili. Una signora mostra, una signora giornata, una signora compagnia. E ora? Ora la tesi, la buonanotte e il ritorno ai soliti pensieri. Marcio verso il letto con la colonna sonora di Trainspotting nelle orecchie e la paura di sognare la stessa cosa che ho sognato ieri: io e Fra arrestati, condanna di 8 anni per resistenza a pubblico ufficiale, insulti agli sbirri, terrorismo ed eversione, io che mi alzo dal letto col naso distrutto e sanguinante, vomito, mia madre non capisce, gli sbirri entrano in casa e mi arrestano. E si che di cartoni non ne girano molti, in casa mia.
mercoledì, 14 dicembre 11 18:18
Lunedì mi tatuo di nuovo. Per la seconda volta sarà un tatuaggio a colori e per la terza volta avrà una dedica profonda alle sue spalle. Il volo della libertà dal peso di una vita che ci schiaccia, ci affanna e ci deprime. Alle volte capisco quel gesto. Viviamo schiacciati da un sacco di cose, persone, pensieri, paranoie, dubbi. Cosa fare, cosa studiare, cosa fare dopo aver finito gli studi, troverò un lavoro, non trovo lavoro, forse non lo cerco abbastanza, ma perchè non trovo lavoro, perchè non passo l'esame, perchè mi ha lasciato, perchè non mi ama. La vita è un'immensa sofferenza, un mettersi alla prova continuo, un subire perenne. Si subiscono giudizi, pensieri, frecciatine, si subiscono incontri forzati con persone che sarebbe buona cosa cancellare dalla propria vita. Ci si obbliga a intessere relazioni che in realtà non vogliamo avere, ci si obbliga a sorridere ridere scherzare dire che va bene perchè bisogna fare così. Ci si ostina a provare a cambiare sé stessi o gli altri senza risultati apparenti. Ci si sente soffocare, morire un po', si annaspa nell'acqua che ci circonda e che sale fino alla gola. E' il disagio, l'ennui de vivre, la voglia di smettere con tutto questo peso. Si soffoca.
venerdì, 02 dicembre 11 11:32
Oggi è il tuo compleanno. Sorrido perchè so che ora sei davvero felice. Dieci anni fa, nove anni fa, otto anni fa, sette anni fa, sei anni fa, cinque anni fa abbiamo festeggiato con le bigiate, le cannette, le bottiglie di birra & vino caldi da discount, le sdraiate in Parco delle Basiliche e i bianchin cul bianc nel bar dietro la scuola. Giro uno, giro due, giro tre. Ora? Il vuoto. Tra due settimane ti tatuerò indelebile sulla mia pelle anche se nel mio corpo sei già entrato dieci anni fa. Prepotente, forte eppure così dolce. Indelebile ho tatuato il tuo volto ed il tuo nome sulle ossa.
lunedì, 07 novembre 11 21:03
Mio diario inconcluso, è tempo di bruciare. Posso sognare, perchè non sono niente. Lasciami morto sul tappeto, fammi morire ad occhi aperti, senza aspettare che sia buio. Liberami dalla mia attesa, respirerò lo stesso. Ma vivo ancora fra le ombre. Ho radici perse nella sabbia. Confondo il pianto dei colori con i gemiti del vento. Perchè, cazzo, voi siete poesia.
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